venerdì 8 giugno 2007

Hiziki in Agrodolce

Il mio interesse per le alghe è poliedrico, mi affascinano sotto molti punti di vista, non tanto biologico, in quanto non ci capisco nulla, ma sono rapita dalla preziosità di queste creaturine marine.
Esse sono fondamentali per la fitodepurazione, in quanto nutrendosi di agenti inquinanti la sola vita di questi organismi basta a garantire l’abbattimento di tali sostanze nelle aree umide.
La cosa esaltante è che garantiscono una maggior resistenza all’inquinamento anche del nostro fisico se ce ne cibiamo. La mia ipotesi è che rafforzando l’attività della tiroide, e accelerando il metabolismo, il corpo riesca a ottimizzare lo smaltimento delle tossine, ma il vero motivo mi è sconosciuto… io ipotizzo :)
Non sono una a cui le alghe sono sempre piaciute dal punto di vista culinario, anzi i miei primi esperimenti sono (me tapina) finiti dritti nell’immondizia, soprattutto con le Hiziki in questione.
Tanto è vero che mia madre le chiama “vermi neri”, e se l’è risa più di una volta vedendomi tribolare con loro.
Non so dirvi a questo punto se questa ricetta mi piaccia perché è effettivamente buona, riuscendo finalmente (e trionfante) ad esaltare il gusto di queste alghe, o se è piuttosto una sorta di arresa, delle mie papille gustative, alla mia determinazione….
Comunque sia mi piace, e molto anche!!!
E’ semplicissima, e se qualcuno avrà il coraggio di testarla, dopo questa esaltante presentazione, mi aiuterà a capirci qualcosa in più.
Vi chiedete che fine ha fatto il Criticissimo Tester??? Per questo incarico ha presentato certificato medico che lo asteneva da alghe e simili per una quindicina di giorni… e questo mi sa che includa anche la sottoscritta!!! Pazienza! Spero di trovare in voi altri collaboratori ;)



una manciata di hiziki (ammolate per mezzora)
1 cipolla
1 cucchiaino d’olio di semi di sesamo
un cucchiaio di tamari
una tazzina da caffè di acqua (mista all’acqua di ammollo)
un cucchiaio di aceto di riso

Tagliate la cipolla a mazza luna e rosolatela per qualche minuto in un pentolino d’acciaio dove avrete scaldato l’olio di sesamo, e aggiungete un goccio di tamari. Successivamente incorporate le alghe e l’acqua e cuocete per una ventina di minuti, coprendo la pentola con il coperchio. Trascorso il tempo, senza spegnere il gas, aggiungete l’aceto di riso e continuare la cottura per altri 5 minuti. Lasciare riposare coperto per 10 minuti. Le alghe preparate così sono buone per accompagnare i chapati, ma anche per condire i cereali e pasta e per arricchire le zuppe di verdura.

Considerazioni Culinarie
Il colore marroncino è dovuto all'utilizzo dell'acqua di ammollo, è possibile ottenere una colorazione più rosata, grazie al tamari, non utilizzandola affatto. Ricordo però che è un'acqua ricca di sostanze nutritive, a voi la scelta! :D

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Non sono una a cui le alghe sono sempre piaciute dal punto di vista culinario, anzi i miei primi esperimenti sono (me papina)


QUEL "ME PAPINA" è STRAORDINARIO!!!!!!!!!!!!!!!

Arame ha detto...

Ops! Non mi ero accorta! Ho corretto :P
Sorry ;DDD

Yari ha detto...

Bbbone le hijiki ;-)

elisa ha detto...

ne ho appena preparata una variante, adattandola agli ingredienti che avevo in casa (ho usato le alghe arame, tamari, olio evo e aceto di mele) e ai miei tempi (le ho fatte cuocere solo per 10 minuti) e devo dire che mi è piaciuta molto...
Grazie per l'idea...io adoro le alghe...

Arame ha detto...

Yari,
così piacciono davvero anche a me ;)

Elisa,
proverò anch'io la tua varinate, le arame mi soddisfano sempre :)

Logan ha detto...

Le alghe sono favolose e sono molto valide anche per preparare specifici curativi. Un problema fondamentale da affrontare è come cucinarle.
Le alghe sono ricchissime di sali minerali, tranne di uno. Vivendo in un ambiente saturo di cloruro di sodio, non lo contengono. Questo le porta, se non cucinate appropriatamente, a sottrarre questo sale all'organismo, in particolar modo impoverendo le ghiandole. Ecco giustificati i problemi di ipotiroidismo riscontrate nelle varie isole del Giappone. La causa del problema è l'aver perso le usanze custodi degli antichi metodi di preparazione. Le alghe per poter essere consumate vanno cotte per un certo periodo di tempo col sale (un ottimo metodo era l'utilizzo dell'acqua del mare in giuste proporzioni), in modo da farlo penetrare. Un buon metodo da seguire (esiste anche un libro interessnte sulla preparazione delle alghe) è cuocerle per due o tre ore in una proporzione di salsa di soia pari, o leggermente inferiore, al loro volume dopo averle reidratate.
Il tempo di cottura e la proporzione varia a seconda del tipo; ad esempio le kombu si cuociono in un voleme pare o quasi di shoyu, mentre per le iziki basta la metà.

Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, lasci un post sul gruppo google dell'Associazione TAO.

Magie Vegan ha detto...

uhm io avevo sentito che in seguito a delle analisi scientifiche la stragrande maggioranza delle alghe hiziki analizzati erano risultate contaminate da sostanze cancerogene...attenziun...

Arame ha detto...

Logan,
non sapevo nulla in proposito, farò ulteriori indagini senz'altro. Ti ringrazio per la proposta e non mancherò ;)

Magie Vegan,
ottimo avvertimento grazie mille!!! Ti ricordi per caso la fonte???
Non ho intenzione di sottovalutare la tua informazione, ma la concentrazione di sostanze inquinanti è data a poco in tutti gli alimenti che consumiamo persino nella verdura biologica (ciò mi rattrista moltissimo).
Tra l'altro, a seconda dei periodi di raccolta, tutte le alghe possono presentare concentrazioni variabili di varie sostanze che le possono rendere anche nocive se consumate in grandi quantità.
Per questo è consigliabile non abusarne, così non superando il 3% all'interno del pasto e comunque non mangiandole più di 5 volte a settimana, si potrà giovare degli effetti benefici senza correre alcun pericolo.
Quando si acquistano verificare di comprare quelle di origine giapponese come garanzia di una qualità migliore del prodotto.

val ha detto...

Ciao Arame, io utilizzo abitualmente solo le Nori, tostate e poi sbriciolate su cereali, verdure, ecc. Però grazie alla tua ricetta proverò con piacere le hiziki!
A presto

inutile donna ha detto...

donna inutile le ha assaggiate solo fritte al ristorante cinese e se ne vergogna molto..
o_0

Yari ha detto...

Arame, la notizia della cancerogenità delle hijiki era stata divulgata qualche mese fa dalla SSNV (Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana) che ne sconsigliava il consumo. Io però ne ho ancora un pacchettino da finire ;-)

Arame ha detto...

Ciao Val!!!
Ottimo il tuo utilizzo delle nori! E' anche mia abitudine, infatti è un modo veramente pratico per mangiare le verdure del mare!

Donnina,
vergognarti di chè??? ^_^
Devono essere buonissime, fritte non le ho mai mangiate, ma anche Ohsawa le mette nel ricettario ;)

Yari,
grazie mille. Le Hijiki sono le alghe maggiormente consigliate in macrobiotica per le loro proprietà, mi dispiacerebbe davvero dovervi rinunciare completamente, quindi mi sembra giusto approfondire la questione.

Giorgio ha detto...

devono essere buonissime, domani le proverò.
bello il blog, lo seguirò

Arame ha detto...

Giorgio,
sono davvero buone così. Se le provi fammi sapere che ne pensi ;)